L'Osteopatia: l'Equilibrio del corpo, il Benessere della mente

Il corpo vive adattandosi continuamente agli stress provenienti dall’ambiente esterno che creano spesso situazioni di fatica fisica e mentale. Questa macchina, in continuo movimento, non sempre lavora in condizioni favorevoli, e ciò ne favorisce l’indebolimento. La postura (la posizione del corpo in piedi e seduto), lo stress prolungato, un’alimentazione scorretta, la genetica, sono alla base di una disfunzione osteopatica.

Il termine osteopatia, letteralmente malattia delle ossa, è stato coniato dal Dott. Still, fondatore dell’osteopatia nel 19° secolo, per indicare la cura delle modificazioni della biomeccanica dell'osso, ovvero alterazioni della normale posizione, funzione, mobilità, propriocettività di un segmento osseo.

L’osteopatia e la terapia manuale, attraverso la considerazione olistica del corpo, ricercano la causa dello squilibrio del sistema biomeccanico riconducendolo nella sua omeostasi, recuperandone l’assetto muscolo-scheletrico, viscerale e propriocettivo.

Una volta accertato che non sia necessario intervenire chirurgicamente, è possibile ricorrere al trattamento osteopatico a fronte di qualsiasi sintomatologia dolorosa osteo-articolare muscolare in fase acuta, super acuta, e cronicizzata.

 

IL TRATTAMENTO OSTEOPATICO

Il corpo umano è un organismo composto da tante piccole sotto-strutture, le articolazioni (circa 360). Queste sono soggette, tramite l'attivazione muscolare, ad azioni meccanico-dinamiche e sollecitate continuamente dalla forza peso.

L'esistenza di così tanti meccanismi articolari permette infiniti adattamenti compensatori e la possibilità di ammortizzare/dissipare la forza peso durante la dinamica del movimento.

La dimostrazione di ciò, è data dal fatto che un uomo che pesa dai 70 ai 100 kg sposta questa massa senza rendersene conto.

Si pensa spesso che l’insorgere di un dolore improvviso sia provocato dall’azione svolta in quel preciso momento: è fondamentale considerare che non sempre il punto dolente è quello che porta in squilibrio l’organismo. Molto spesso quel punto è solo un campanello d’allarme.

Lo pseudo-evento traumatico, infatti, è solo la scintilla che permette al corpo di esprimere il suo stato di disagio e di disequilibrio.

Lo scatenarsi della fase acuta, a seguito di un gesto apparentemente innocuo (allacciarsi le scarpe, lavarsi i denti, mettersi le calze, alzarsi da una sedia, etc), è il risultato di un continuo “stress meccanico” della zona articolare/muscolare coinvolta nell'infortunio.

Tale stress è causato da una ipersollecitazione quotidiana, dettata dal continuo ripetersi di uno schema motorio (meccanico-propriocettivo) istintivo e ridondante che prende come fulcro le strutture con maggior mobilità, in modo da compensare la scarsa mobilità di altre parti più rigide. La zona meno rigida sarà soggetta a sollecitazioni eccessive, rischiando statisticamente un maggior numero di infortuni.

La rigidità e la mancanza di elasticità di alcuni gruppi articolari dipende dalla strutturazione degli schemi corporei delle singole persone. Questi si meccanizzano ed automatizzano fin dalle prime fasi della vita. Ogni singola persona, infatti, impara a sfruttare le infinite capacità di movimento e di compensazione del corpo attraverso le proprie esperienze, come reazione e relazione con il mondo esterno. Ad influenzare inoltre tali schemi di adattamento inconscio concorrono fattori ambientali e genetici (il carattere, le gestualità familiari, i traumi subiti, ecc.).

Da ciò si evince che ciascuno di noi, involontariamente, utilizza il proprio corpo sempre nello stesso modo, attuando movimenti ripetitivi che portano ad utilizzare sempre di più alcune strutture fisiche, e sempre meno altre più “pigre” e meno conosciute. Questo meccanismo crea un piccolo sistema di disequilibrio; si tende a dimenticare come attivare le zone che si sfruttano di meno nel tempo, facendole diventare rigide nei movimenti, ma soprattutto poco funzionali nell’assorbimento della forza peso. Il risultato finale sarà una eccessiva sollecitazione meccanica delle strutture più utilizzate che, dovendo sopportare un maggior stress dinamico e cinetico, saranno costrette ad attutire un maggior carico di forza peso per compensare la poca funzionalità delle zone rigide. L’organismo reagirà a tale disequilibrio creando delle zone di compenso e di adattamenti corporei non favorevoli al benessere generale dell’organismo.

L’osteopata si occupa quindi dell’aspetto meccanico dell’individuo, ed interviene manualmente con l’obiettivo di trovare i punti di maggior limitazione articolare, comprendere quali sono i più importanti e trattarli.
Il trattamento è esclusivamente manuale e comprende manipolazioni articolari, tecniche di rilasciamento delle tensioni muscolari e fasciali, tecniche viscerali e di riequilibrio del sistema craniosacrale. Partendo da questo aspetto, l’osteopatia e la terapia riabilitativa manuale si avvalgono di un approccio causale e non sintomatico; ciò significa che studiano l’individuo nel suo complesso andando alla ricerca della causa che può essere trovata anche in un’altra zona rispetto a quella del dolore. E’ per questo principio che in osteopatia l’individuo viene visto nella sua globalità come un sistema composto da muscoli, strutture scheletriche, organi interni che trovano il loro collegamento nei centri nervosi della colonna vertebrale.

A CHI PUò ESSERE UTILE?

L’osteopatia ha un vasto raggio di intervento, agendo sul malato e non sulla malattia è in grado di intervenire efficacemente su tutti i sistemi corporei. Le patologie biomeccaniche delle ossa sono così la causa di sindromi fibro-mialgiche responsabili di molti tipi di dolori cervicali, dorsali e lombari, pseudosciatalgie, scoliosi antalgiche, sindrome da deficenza posturale, ma anche di altri dolori delle articolazioni, come artriti a carattere non infiammatorio, molti tipi di dolori alla spalla, alla articolazione temporo mandibolare, all'anca, al ginocchio, dolori coccigei e intercostali, formicolii agli arti, strappi e rigidità muscolare, distorsioni, talloniti, per arrivare alle cefalee muscolo-tensive ed alcuni tipi di emicranie, al serramento dei denti o bruxismo.